Mobilità dei pazienti

Il team dell'Euregio ha intervistato nel mese di ottobre la dott.ssa Lucia Busatta dell'Università di Trento, esperta di biodiritto, la quale ci illustra la tematica della mobilità dei pazienti nell'Euregio.

Informazione aggiunta:
il 29 novembre 2013 a Trento si è svolto il convegno sugli aspetti giuridici della mobilità dei pazienti
>> Flyer del programma

DOMANDA 1: In quale contesto è sorta la direttiva-UE per la mobilità dei pazienti?

La Direttiva 2011/24/UE, approvata nel 2011, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il prossimo 25 ottobre. Questo atto normativo dell'Unione Europea sorge in un contesto abbastanza articolato, nel quale possiamo osservare alcuni fattori determinanti.

Il primo di essi è sicuramente il mutamento del ruolo del paziente. Nel corso degli ultimi anni, anche per merito della diffusione di internet, i pazienti sono molto più abituati ad informarsi anche da soli sulla propria salute, sulla malattia di cui soffrono, sulle terapie disponibili e sugli eventuali centri di eccellenza che a livello europeo possono offrire loro assistenza.

Il secondo elemento potrebbe essere considerato quello di una maggiore facilità di trasporto e di mobilità in Europa, grazie anche al diritto dell'Unione che si è mosso molto negli ultimi anni su questo fronte.

C'è poi un terzo fattore, altrettanto importante, che riguarda direttamente la medicina, in continuo sviluppo dal punto di vista tecnologico e scientifico.

Mescolando questi tre fattori, si può comprendere il contesto entro il quale sorge la direttiva.

Bisogna poi tener presente anche il ruolo giocato, soprattutto negli ultimi dodici anni, dalla Corte di Giustizia: i giudici di Lussemburgo, chiamati ripetutamente a intervenire sul tema della mobilità dei pazienti, hanno statuito importanti principi riguardanti i diritti del pazienti a muoversi in Europa per ottenere cure mediche e il rapporto tra l'individuo e il proprio sistema sanitario di riferimento.

DOMANDA 2: Di cosa si tratta nella direttiva-UE sulla mobilità dei pazienti?

La Direttiva concerne l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera.

Ciò significa che esistono determinati diritti che spettano a un paziente che si muove all'interno dello spazio europeo per ottenere prestazioni sanitarie. Alcuni di questi discendono direttamente dai Trattati UE, da altre fonti del diritto dell'Unione (per esempio, da altri regolamenti), ma la vera novità della Direttiva sta nel voler cristallizzare i principi elaborati dalla giurisprudenza, di cui si è detto prima, e nel chiedere agli Stati membri uno sforzo volto ad adottare una disciplina comune per stabilire le procedure e le modalità per ottenere il rimborso, da parte del proprio sistema sanitario, di cure ricevute all'estero.

Questo è molto importante perché impegna gli Stati membri ad uniformare le discipline nazionali, mentre sinora tali regolamentazioni differivano di Stato in Stato. Dopo il recepimento della direttiva, rimarranno comunque alcune differenze, ma ci sarà una base comune da cui partire.

DOMANDA 3: Cosa significa la mobilità dei pazienti per i cittadini dell’Euregio? Quali diritti ottengono?

“Mobilità dei pazienti” per i cittadini dell'Euregio significa muoversi in uno spazio familiare e vicino a casa, sfruttando una rete che esiste già sul territorio e che è già efficiente. Il riferimento è a una rete di informazioni, di associazioni, o anche – molto più concretamente – a una rete di infrastrutture che agevolano la mobilità. Tutto ciò, per un paziente, rappresenta un vantaggio significativo, che è non soltanto quello di accedere a strutture sanitarie vicino a casa, ma anche quello di essere sicuro di accedere a cure di qualità e con il più alto livello di informazione possibile.

DOMANDA 4: Come funziona il rimborso dei trattamenti?

La Direttiva richiede agli Stati di intervenire proprio al fine di prevedere una procedura comune per il rimborso delle spese mediche sostenute all'estero.

Dal punto di vista del diritto dell'Unione Europea, sono due i canali principali per ottenere trattamenti sanitari all'estero.

Da un lato, è possibile accedere a cure mediche transfrontaliere senza aver chiesto una previa autorizzazione al sistema sanitario di iscrizione e chiedere poi il rimborso. Questo può essere considerato leggermente più problematico per l'organizzazione del sistema sanitario, che deve operare anche difficili valutazioni di bilancio, ma è comunque possibile per le cure non ospedaliere.

Dall'altro lato, nel caso delle cure ospedaliere (o quelle che richiedono apparecchiature mediche altamente specializzate), la direttiva prevede che gli Stati membri possano istituire un regime di previe autorizzazioni.

In termini generali, il paziente può accedere all'assistenza sanitaria transfrontaliera e, al ritorno, può richiedere alla propria struttura sanitaria di riferimento il rimborso delle spese mediche sostenute.

Secondo il testo della direttiva, gli Stati membri devono rimborsare il costo dell'assistenza ricevuta all'estero, come se quest'ultima fosse stata prestata nello Stato membro di iscrizione, senza superare quanto effettivamente pagato. Inoltre, se l'importo dell'assistenza transfrontaliera supera il costo che avrebbe sostenuto lo Stato d'iscrizione, quest'ultimo può comunque decidere di rimborsare l'intero valore.

Infine, la direttiva aggiunge che gli Stati possono prevedere di rimborsare anche un costo ulteriore, se c'è stato, oppure di rimborsare anche in tutto o in parte spese di alloggio oppure spese di viaggio. Questo però dipenderà dalle valutazioni, politiche ed economiche, che ciascuno Stato farà.

Al momento del recepimento, gli Stati membri dovranno prevedere (o perfezionare, per quanto già esistente) le procedure per ottenere il rimborso dell'assistenza sanitaria transfrontaliera. Dovranno essere stabiliti, attraverso la predisposizione di criteri obiettivi, non discriminatori e noti in anticipo, i tempi, i referenti e le modalità per presentare la domanda e richiedere poi il rimborso.

DOMANDA 5: La direttiva-UE è direttamente implementata con la scadenza del 25 ottobre? E cosa significa questo per i pazienti?

In termini generali, le direttive hanno bisogno di un atto di recepimento da parte degli Stati membri. Ci sono però casi in cui alcune parti della direttiva possono trovare una diretta applicabilità perché attribuiscono diritti chiari ai pazienti.

La direttiva sulla mobilità transfrontaliera prevede la predisposizione, da parte degli Stati membri, di un procedimento per l'autorizzazione ad accedere alle prestazioni sanitarie all'estero, per ottenere poi il rimborso delle spese mediche sostenute.

Qualora uno Stato membro non abbia recepito entro il termine la direttiva e un paziente decida di recarsi all'estero per le cure mediche di cui ha bisogno, può verificarsi il caso del diniego della previa autorizzazione da parte dell'autorità sanitaria di riferimento. Probabilmente, in questa ipotesi, ci potrebbe essere la possibilità di ricorrere dinanzi ad un giudice del proprio Stato membro per far valere il proprio diritto, perché la direttiva prevede che l'autorità sanitaria, in alcuni casi specifici, sia tenuta a dare la previa autorizzazione. La direttiva, inoltre, stabilisce in modo abbastanza chiaro quali sono i casi in cui è possibile negare l'autorizzazione. Potrebbero quindi essere queste le ipotesi di diretta applicabilità della direttiva per i pazienti europei.

Si tratta, inoltre, di principi di diritto che sono già stati affermati dalla Corte di Giustizia in numerose sentenze. Quindi, qualora un paziente si rivolga al giudice nazionale, avrebbe, a sostegno della propria posizione, oltre al dettato della direttiva, anche l'ulteriore supporto della giurisprudenza della Corte di Giustizia.

CONTATTO:

Dott.ssa Lucia Busatta

Facoltà di Giurisprudenza

Università di Trento

Assegnista di ricerca e Collaboratrice del progetto Biodiritto (http://www4.unitn.it/People/en/Web/Persona/PER0007067#INFO e http://www.biodiritto.org/index.php/people/item/28-lucia-busatta)

E-Mail: lucia.busatta@unitn.it

Curriculum vitae Lucia Busatta

  • nata a Feltre il 20/06/1983, cresciuta a Belluno)
  • maturità classica
  • Laurea Triennale in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali presso l'Università degli Studi di Trento, con tesi in inglese dal titolo Right to Life and Abortion in the Irish Constitutional Law.
  • nel 2008 ha conseguito la Laurea Specialistica in Giurisprudenza (percorso internazionale), presso l'Università di Trento, discutendo una tesi dal titolo La dignità nella giurisprudenza costituzionale: profili di diritto comparato, relatore Prof. Carlo Casonato (110/110)
  • Durante il dottorato ha trascorso alcuni mesi in qualità di Visiting Scholar presso il King's College London (UK), l'Università di Glasgow (Scozia) e l'Università Pompeu Fabra di Barcellona (Spagna)
  • Dal novembre 2008 collabora con il progetto Biodiritto, www.biodiritto.org
  • Il 18 aprile 2012 ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi Giuridici Comparati ed Europei (curriculum di Scienze pubblicistiche) presso l’Università degli Studi di Trento, difendendo la tesi dal titolo Il diritto alla salute a geometria variabile
  • Dal novembre 2012 è assegnista di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento.

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