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Rossi: "L'Autonomia deve generare e produrre Autonomia"

"Un Trentino senza periferie, coeso, che parla almeno 3 lingue, inserito dentro L'Euregio, lo Stato e l'Unione europea. Un Trentino possibile grazie al senso di appartenenza e impegno di tutti per un’Autonomia che deve generare e produrre autonomia" sono alcuni dei temi chiave emersi dalla relazione dal presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi in Consiglio provinciale dove ha avuto oggi inizio la discussione sul bilancio 2018.

La discussione di questo bilancio ci offre l’occasione innanzitutto per tracciare una sintesi del percorso compiuto in questa legislatura. Prima di addentrarmi negli aspetti specifici, permettetemi di fare riferimento ad un evento che risale a pochi giorni fa, un incontro posto a conclusione di un percorso che abbiamo dedicato ai cinquant’anni dal primo Piano Urbanistico Provinciale e che ha toccato diverse località del Trentino. Vorrei iniziare proprio da qui la mia riflessione, ovvero da una importante, impegnativaeredità, che deve servirci da sprone, per mettere ulteriormente a fuoco le coordinate dello sviluppo futuro della nostra comunità. Quell’evento ci ha ricordato che i primi passi li abbiamo mossi appunto cinquant’anni fa nella stagione kessleriana, una stagione non esente da polemiche, anche se oggi tutti ne riconosciamo il valore, e la capacità di anticipare il futuro, di guardare più in là.
C’era anche allora, mi sembra doveroso ricordarlo, chi professava scetticismo, chi invitava alla prudenza, chi enfatizzava anche modesti incidenti di percorso, da cui nessuna amministrazione è immune, e chi dice il contrario imbroglia i cittadini. I risultati, però, sono arrivati. E quei risultati maturano ancora oggi, continuano a portare frutto, sono il carburante del cambiamento che vogliamo e che cerchiamo, giorno dopo giorno, di realizzare. Un cambiamento non distruttivo, ma costruttivo, responsabile e lungimirante.
E’ con questo spirito che si sono sviluppate, ad esempio, le novità che interessano il nostro sistema scolastico, a partire dall’introduzione del trilinguismo, una scelta anche un po’ contestata, ma del resto non andò così anche in altri casi, come quando fu istituita la Facoltà di Sociologia? Eppure oggi consideriamo quelle scelte come sfide lanciate dai decisori di allora nei confronti di tutto ciò che appariva statico.
Non lo diciamo per puro e semplice amore nel “nuovo”, ma perché il mondo in cui siamo immersi, oggi come allora, è dinamico, i cambiamenti che lo attraversano sono sempre più accelerati. Le spinte che racchiude possono essere davvero centrifughe, possono scagliare un piccolo territorio come il nostro nella direzione sbagliata, se non sarà in grado di accompagnarle, di piegarle ad una idea di futuro ragionevole, sostenibile, condivisa. Come in altre occasioni ho avuto modo di dire, in passato una forte spinta al cambiamento veniva dalla condizione materiale del Trentino.
Negli anni 60 eravamo una terra che solo allora stava cominciando ad uscire dalla povertà. La lunga stagione delle migrazioni era appena terminata, ovunque si avvertiva il desiderio di stare meglio pur senza rinunciare a quanto di buono vi era nell’identità trentina, nelle nostre radici, nella nostra eredità.
Anche se le condizioni oggi sono molto diverse, dobbiamo coltivare quello spirito, quell’entusiasmo, quel coraggio, quella capacità di progettareilfuturo. Veniamo da una stagione difficile, segnata dalla crisi economica più devastante che l’Europa abbia sperimentato dal Secondo dopoguerra. Oggi cogliamo segnali di ripresa importanti, anche in Trentino – stimiamo una crescita del 1,6% nel 2018 ed è una stima prudente – ma non possiamo nasconderci che le cose non sono rimaste le stesse. Non possiamo quindi semplicemente ricominciare dal 2008. Per fortuna in questi anni non siamo rimasti ad attendere passivamente che la bufera passasse. Ci siamo impegnati, abbiamo cercato di affrontare le pressioni – alcune potenzialmente distruttive – a cui eravamo sottoposti, trasformandole, ove possibile, in opportunità. Lo abbiamo fatto nel solco del mandato che i cittadini hanno affidato al centro sinistra autonomista, interpretando la nostra “specialità”, che riaffermiamo come paradigma su cui costruire il nostro futuro, non in modo chiuso ed isolato, ma al contrario volendo essere parte delle dinamiche nazionali, europee e globali, con lo sforzo di proporre una connotazione politica completamente distante e inequivocabilmente alternativa a quanti ci propongono scorciatoie che bypassano i problemi reali proponendo slogan o frasi ad effetto che fanno leva sull’emotività, ma non portano ad alcun risultato.
Alternativa ed inequivocabilmente distante da chi agita le paure delle persone, da chi alimenta o anche sottovaluta e magari minimizza i rigurgiti violenti della xenofobia che serpeggia in tutta l’Europa. Alternativa e inequivocabilmente distante da chi sull’onda di una presunta modernità che si nutre delle contraddizioni (e a volte delle perversioni) della rete cavalca il populismo e alimenta la sfiducia e il rancore. Alternativa ed inequivocabilmente distante da chi senza conoscenza e con superficialità strumentale considera l’esperienza autonomistica del Trentino un privilegio anacronistico da rimuovere.

Le nuove migrazioni
Nemmeno il nostro territorio, come noto e come le cronache tanto locali che nazionali hanno spesso enfatizzato, è rimasto indenne da quella che è sicuramente un’emergenza mondiale, vale a dire il fenomeno delle migrazioni di massa. Non può essere altrimenti, se pensiamo a quel passaggio strategico che è il corridoio del Brennero. Chiudersi a riccio e pensare così di risolvere il problema equivale a nascondere la testa nella sabbia, senza contare che mai la nostra comunità si è dimostrata egoista e insensibile verso chi ha davvero bisogno di aiuto. 
Assieme a Bolzano ed Innsbruck, con umiltà ma grandissima determinazione, abbiamo fatto sentire la nostra voce nei confronti dei rispettivi Stati centrali e della stessa Unione Europea. E questa voce in qualche modo è riuscita a farsi ascoltare, proprio in un momento in cui era più che concreto il rischio che una nuova barra al confine ci facesse ripiombare indietro di decenni, azzerando in un colpo solo la conquista della libera circolazione in Europa. Nel riconoscere quanto di buono è stato fatto, soprattutto da parte dello Stato italiano per il presidio dell’emergenza e le molte e generose azioni di soccorso messe in atto, dobbiamo continuare, assieme, a far sentire questa nostra voce, per dire all’Europa che non può abdicare di fronte a questo grave fenomeno.
Per chiedere ragionevolezza ed impegno, tenendo presenti quei valori di solidarietà che da sempre caratterizzano l'approccio delle Autonomie speciali al tema immigrazione, tanto più in un'emergenza creata dai conflitti in Africa e in Oriente. Ma anche per dire no al traffico di vite umane ed ottenere l’attivazione di tutte le misure possibili per frenare la partenza di scafi che troppo spesso portano alla morte quando invece promettevano salvezza. E dobbiamo insistere affinché si risolva il tema delle misure di rimpatrio nei casi in cui non sia concesso il diritto di asilo, nel momento in cui la nostra comunità conferma l’impegno a fare la propria parte, aspettandosi però giustamente il rispetto delle regole. Da parte di tutti. Con il nostro impegno ad utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dallo Stato per i profughi e, parallelamente, per gestire al meglio l’integrazione dei nuovi trentini, fedeli alla tradizione di una comunità solidale ed accogliente.

Giovani protagonisti
I giovani sono una delle nostre priorità. Lo abbiamo detto a inizio legislatura. Lo ribadiamo convintamente ora. A loro abbiamo rivolto specifiche azioni: penso a tutti gli interventi in ambito scolastico, di facilitazione per entrare nel mondo del lavoro (Garanzia giovani), ai supporti offerti tramite la nostra società di sistema Trentino sviluppo in tema di incoraggiamento della nuova imprenditorialità. Confermiamo anche il sostegno alle politiche giovanili per le attività dei Piani giovani e dei progetti specifici, nonché per azioni di contrasto al fenomeno del cyberbullismo e di conoscenza del mondo virtuale. Vogliamo garantire almeno 500 posti annui per il Servizio Civile Universale Provinciale, che si è sviluppato in questi ultimi anni. Sarà valorizzato il ruolo del Consiglio provinciale dei giovani e promossa una ricerca sui contenuti e sui condizionamenti della rete, in particolare nei confronti delle giovani generazioni. Dobbiamo dirlo senza ambiguità: è in primo luogo a partire da qui che il “piccolo Trentino nella grande Europa” può costruire il suo futuro. Da questa voglia di Heimat che si reinventa giorno dopo giorno, coniugando il legno dei nostri boschi al silicio dei microchips, chi lavora nei ristoranti dei nostri alberghi e nei nostri agriturismi agli studenti che partecipano, fianco a fianco con i ricercatori senior, ai camp tecnologici targati Web valley. Mettendo assieme chi studia nelle nostre ottime scuole professionali e chi va all’estero a completare la propria formazione, chi vendemmia, chi fabbrica chiodi, chi alleva gli animali e chi lavora con le tecnologie avanzate. Perché i giovani sono tutt’altro che “seduti”, specie se si dà loro fiducia; semmai spetta a noi dare loro spazio e fiducia, e spetta a noi fare tornare quelli che si stabiliscono altrove, offrendo ciò che è giusto: lavoro, stipendi adeguati, dignità.

Il futuro
Non sta a noi valutare i risultati raggiunti ma posso affermare con tranquillità, in base ai dati già noti e alle considerazioni espresse all’inizio di questa relazione, che il contesto, la “base” su cui poggia questo Bilancio è solido e favorevole al lavoro da compiere sia nel finale di questa legislatura sia anche nell’avvio della prossima. L’idea di fondo che caratterizza questa legge di bilancio e che ha caratterizzato la nostra azione politica e amministrativa in questa legislatura è basata su due assunti: la concezione di un’Autonomia che deve generare e produrre autonomia; la consapevolezza che il nostro sistema di autogoverno, per affrontare efficacemente le nuove sfide, deve necessariamente migliorare e rafforzare la sua capacità di creare relazioni. Un’Autonomia che genera autonomia significa un sistema di governo in grado di rinnovarsi costantemente, di reinterpretare le sfide che ha di fronte, di fare scelte responsabili e coraggiose volte a ridefinire gli equilibri istituzionali, sociali, politici ed economici, coinvolgendo e valorizzando la propria comunità e declinando in maniera aperta e lungimirante la propria specificità. Insomma, un’Autonomia con un ampio respiro, che non alimenta sé stessa, ma che si mette continuamente in discussione, quale condizione necessaria per lo sviluppo dei nostri territori e per le prospettive di crescita del nostro sistema istituzionale e di autogoverno. La sfida è stimolare sempre di più le potenzialità e l’iniziativa che ciascun individuo può mettere in campo per sè stesso e per la propria comunità. Ecco cosa significa un’Autonomia che genera Autonomia: significa individui più autonomi e intraprendenti, imprese, associazioni, istituzioni che si sentono responsabili del proprio futuro e che esercitano quell’attitudine a fare da sé che ha sempre contraddistinto il nostro popolo. Insomma un’Autonomia che aiuta chi resta indietro con politiche di welfare responsabile, ma che allo stesso tempo coltiva l’obbligo della competitività.
In questa legislatura, abbiamo cercato di attivare misure di sostegno di questa natura e in questa legge di bilancio confermiamo questo approccio. Si tratta di un cambio di paradigma, di un’evoluzione culturale. L’altro grande obiettivo che ha caratterizzato e caratterizza la nostra azione politica ed amministrativa è quello di rafforzare e migliorare la capacità del nostro sistema autonomistico di creare relazioni. La natura dinamica e composita della nostra Autonomia, le sfide che abbiamo davanti, la globalizzazione e il suo nuovo assetto di governance, la crisi dello stato sociale, la conformazione, collocazione e natura delle nostre comunità richiedono un grande sforzo di apertura e una straordinaria capacità di stare in maniera organica e propositiva dentro ai processi nazionali e sovranazionali. Su questo fronte, il tema della mobilità e dei collegamenti transfrontalieri riveste certamente un’importanza strategica. In un’economia globalizzata, è fondamentale per i nostri territori e per il nostro sistema economico essere collegati, sia a nord che a sud, tanto con le aree metropolitane - dalle quali dobbiamo saper cogliere le opportunità economiche e di sviluppo, tenendoci lontani dal rischio di omologazioni -, quanto con le più importanti realtà europee.
Per questo, la realizzazione del tunnel del Brennero e del corridoio transfrontaliero sono la vera grande sfida che abbiamo davanti, per stare da protagonisti nei processi globali e per anticipare anziché subire il cambiamento. Si tratta di un’opera epocale dai molteplici risvolti, che ci dà la possibilità di ridefinire le nostre politiche pubbliche, coniugando in maniera innovativa economia, ambiente, territorio, mobilità, agricoltura e turismo. Un’opportunità che dobbiamo saper cogliere e che dobbiamo affrontare congiuntamente a Bolzano e Innsbruck e in maniera sinergica con il governo nazionale ed europeo.
L’altra grande sfida che anche come Trentino siamo chiamati ad affrontare deriva dalla nuova fase storica che stiamo vivendo, caratterizzata da una profonda crisi della sovranità nazionale. Gli Stati nazionali non sono più in grado di rispondere singolarmente e in maniera efficace alle nuove dinamiche socio-economiche e alle sfide che la società globale ci pone. All’interno di queste nuove dinamiche, dobbiamo essere protagonisti, favorendo, da un lato, il rilancio del processo di integrazione europea, attraverso il rafforzamento della dimensione politica e sovranazionale dell’Unione e rilanciando, dall’altro, il rafforzamento delle prerogative e delle responsabilità delle realtà locali e regionali, quale ambito privilegiato di coinvolgimento delle popolazioni e di miglioramento della democratizzazione dell’Unione Europea e della sua vicinanza ai cittadini. Senza questo ancoraggio, il processo di integrazione europea non potrà avere successo.
Il rilancio della governance multilivello e il superamento della crisi della sovranità nazionale rappresentano una sfida epocale che le democrazie moderne hanno il dovere di affrontare in maniera sistemica, quale requisito per garantire la crescita, lo sviluppo e la sicurezza delle nostre società. E il Trentino, da questo punto di vista, deve dare il suo contributo, quale esempio di buon governo territoriale e di valorizzazione delle radici culturali e delle identità territoriali. È una preziosa occasione per rilanciare la prospettiva della governance multilivello intesa come rafforzamento di tutti i livelli di governo, non solo quello europeo, grazie ad una sistematizzazione e ad una migliore distribuzione dei poteri. E in questa prospettiva di rafforzamento delle relazioni, sono da inserire le iniziative che abbiamo intrapreso nei confronti di quelle regioni che chiedono più autonomia, grazie all’attivazione dell’art. 116, comma 3 della Costituzione, e nei confronti del Governo nazionale, sollecitandolo ad avviare un ragionamento sulle prospettive del regionalismo in Italia, sottolineando le buone ragioni del regionalismo differenziato all’interno del rispetto dei principi dello stato di diritto e proponendoci come positivo modello di autogoverno. Il Trentino deve e vuole essere protagonista di questo dibattito. E nell’ottica di rilancio in maniera aperta della prospettiva regionalistica, con la convinzione che il superamento dei confini e la prospettiva comparata siano l’orizzonte in grado di garantire sviluppo e coesione economica e sociale, sta anche la nostra attiva partecipazione alle strategie macroregionali, in particolare EUSALP ed EUREGIO, la cui azione e la cui importanza dovranno essere rilanciate e rafforzate nei prossimi anni.
Una scelta politica precisa che ha inteso valorizzare la nostra storia comune e il nostro legame privilegiato con Bolzano e Innsbruck in un’ottica di apertura e che come tale è stata realizzata coinvolgendo i due Stati nazionali (Italia e Austria) e adottando uno strumento previsto dalla normativa europea. L’idea è quella di rafforzare ulteriormente i nostri legami, ma di farlo guardando all’Europa e proponendosi come modello di collaborazione all’interno del più ampio processo di integrazione europea. L’auspicio è che l’Unione Europea rilanci e rafforzi questa prospettiva e questi strumenti anche in futuro. Solo così si potrà superare questo momento di crisi della sovranità nazionale, offrendo una prospettiva di sviluppo del progetto di integrazione credibile, efficace e prospettica.
Siamo partiti dal PUP di cinquant’anni fa che anticipava il futuro, vogliamo essere degni di quell’eredità e vogliamo anche noi provare ad immaginare il Trentino del futuro, un Trentino possibile perché sostenibile, quello del 2025.
Un Trentino ancora orgoglioso della sua specialità, della sua vocazione all’autogoverno, capace di essere aperto al futuro, consapevole che l’identità non è un fatto statico ma in evoluzione continua. Identità è cambiamento e capacità di conservare i valori dentro i cambiamenti. Un Trentino che avrà saputo preservare e valorizzare l’ambiente mantenendo però la possibilità e la capacità di viverlo e abitarlo. Di farlo con produzioni sostenibili, pulite e socialmente responsabili. Un Trentino all’avanguardia sull’innovazione tecnologica, ma soprattutto sociale, capace di gestire ma anche di invertire il peso dello sbilancio demografico. Un Trentino che abbia saputo completare un processo virtuoso di integrazione, accogliente ed esigente, dei nuovi trentini che vivono e lavorano sul nostro territorio. Un Trentino ancora più connesso dove sarà normale un viaggio in treno da Monaco al Lago di Garda in meno di tre ore, dove sarà normale muoversi con veicoli elettrici e con trasporti pubblici in grado di sostituire il mezzo privato. Un Trentino dove le merci attraversano il nostro territorio senza inquinarlo, un Trentino in rete con il mondo. Un Trentino che attraverso la rete connette le proprie imprese con il mondo e realizza  la conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze familiari. Un Trentino unito fra centro e periferia, anzi, senza periferie. Un Trentino coeso con valli, identità e campanili forti perché lavorano insieme e insieme progettano il loro futuro. Un Trentino che parla almeno tre lingue, dove sia normale apprendere e istruirsi in scuole, università e centri di ricerca collegati con le imprese. Un Trentino che nel quadro di un unico statuto ha saputo rafforzare ed istituzionalizzare la collaborazione con l’Alto Adige/Südtirol dentro la nuova Regione e assieme con il Tirolo dentro l’Euroregione. Un Trentino pienamente inserito dentro uno Stato e un’Unione Europea che sanno valorizzare differenze e minoranze e collaborazioni oltre i confini.
Un Trentino possibile quindi, certamente attraverso una necessaria e responsabile azione di buon governo dell’Autonomia, ma soprattutto possibile grazie al senso di appartenenza e all’impegno di tutti.


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