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Giornata europea patrimonio, restauro reperti catalizza visitatori

Gli affreschi e i capitelli della villa romana di Gries, i vasi di Settequerce, le urne della necropoli di Nalles, highlight della Giornata del patrimonio 2017.

Molto interesse verso il restauro e la conservazione dei reperti rinvenuti negli scavi in Alto Adige (Foto: USP/S.Amistadi)
Zoomansicht Molto interesse verso il restauro e la conservazione dei reperti rinvenuti negli scavi in Alto Adige (Foto: USP/S.Amistadi)

Per la Giornata europea patrimonio oggi, domenica 1° ottobre, presso il Deposito dell'Ufficio beni archelogici a Frangarto molto l'interesse dei numerosi visitatori verso il restauro e la conservazione dei reperti rinvenuti negli scavi in Alto Adige. 165 i visitatori.

Tra gli highlight i reperti della villa romana rinvenuta a Gries nei pressi del Grieserhof a Bolzano: splendidi affreschi di elevata qualità artistica, capitelli in marmo di un tempio annesso, ma anche oggetti dell'uso quotidiano quali una macina rotatoria e vari vasi. Il sito è in fase di musealizzazione e dovrebbe poter essere aperto al pubblico nella primavera 2018.

A differenza della villa romana di Gries, quella rinvenuta a San Paolo/Appiano non presenta molti reperti. Questo aspetto negativo testimonia la ricchezza della villa, fatta oggetto nel corso dei secoli di incursioni per asportarne i sicuri tesori, vista la ricchezza dei mosaici e degli allestimenti. 

Altra chicca, i reperti dell'eccezionale scavo a Settequerce dove è stato rinvenuto un luogo di culto del 5°/4° secolo avanti Cristo con oltre mille vasi intatti, asticelle divinatorie decorate finemente e un setaccio in bronzo che testimonia l'influsso greco-etrusco del simposio, banchetto con l'impiego di vino. Anche per questo sito si pensa a una musealizzazione dei reperti, per la quale sono in corso trattative con il Comune.

Altrettanto interessante la necropoli di Nalles risalente alla prima età del ferro, dove sono state rinvenute oltre 150 urne, e il luogo dove venivano bruciati i corpi con oltre 30 orecchini in oro, bracciali in pasta vitrea, e un cavallino, testimonianza del popolo dei Reti. Anche in questo caso l'idea è quello di allestire una mostra permanente. A tal fine la Giunta provinciale e il Comune hanno concordato la realizazione dell'esposizione.

Altro esempio di recupero di un raro ed eccezionale rinvenimento tessile di carattere profano del XVI secolo (di solito sono esclusivamente di natura liturgica) è stato fornito dalla restauratrice di tessuti Irene Tomedi. Si tratta delle vesti funebri del barone Christoph von Wolkenstein zu Rodank (nato l'8 novembre 1530  e defunto il 26 maggio 1600), una figura di rilievo della storia tirolese che appartenne ai più ricchi notabili del Tirolo. I resti sono stati rinvenuti in un sarcofago di rame tumulato nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Bressanone. Accanto è stato rinvenuto un secondo sarcofago con presumibilmente i resti della moglie Ursula von Spaur. Chiaramente riconoscibili i resti di una stola di pelliccia lunga fino al ginocchio, una veste maschile che scendeva poco sotto ai fianchi e un paio di calzoni allacciati poco sotto le ginocchia. Vari i fregi decorativi

“I reperti archeologici sono parte del nostro patrimonio culturale collettivo e costituiscono l'identità di un popolo. L'archeologia, però, senza il consenso della gente non vive e proprio per questo vengono organizzate conferenze e allestite mostre temporanee e permanenti, al fine di far conoscere e apprezzare le testimonianze del passato", afferma Catrin Marzoli, direttrice dell'Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Bolzano che assieme ai colleghi ha fornito delucidazioni e illustrato le particolarità dei reperti conservati presso il deposito di Frangarto, di cui è responsabile Roland Messner.

Archeologi e restauratori, infatti, in occasione dell’iniziativa organizzata per la Giornata europea del patrimonio hanno presentato e spiegato il loro lavoro illustrando a un pubblico attento le fasi e le modalità dell'intervento di restauro e della conservazione dei reperti archeologici, dal vasellame alle stoffe, dal legno agli oggetti in metallo, dalle monete ai monili, dagli utensili alle armi. Per tutti, giovani e meno giovani, è stata un’occasione di conoscere il lavoro certosino degli esperti e anche per fare un tuffo nella realtà dei nostri precursori e delle loro varie abilità. Titolo della manifestazione era “Reperti archeologici, testimoni del nostro passato. Il restauro”

"Nei sedimenti archeologici si conservano soprattutto reperti quali ceramica, metallo, vetro. I reperti organici (legno, osso, cuoio, tessuti, resti vegetali non bruciati e altro) hanno maggiori possibilità di preservarsi in contesti umidi poveri di ossigeno, come nelle torbiere e nel ghiaccio", spiega Catrin Marzoli.

Nell'archeologia altoatesina l’esempio più noto è Ötzi. Ma ce ne sono altri, come ad esempio la ciaspola del Gurgler Eisjoch, che risale agli anni 3800 – 3700 a. C. "Il lavoro dell’archeologo - conclude Marzoli - non termina con il recupero: i reperti , infatti, vengono registrati in forma digitale e ne vengono verificate le condizioni di conservazione. Molti reperti devono essere sottoposti a un intervento di restauro, al quale segue la conservazione dei reperti nel deposito/laboratorio dell’Ufficio beni archeologici. Solo in questa maniera possono essere conservati per le future generazioni".

(SA)


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