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Autonomia: un valore per tutto il nostro Paese

"L'Autonomia? Un valore non solo per il Trentino, ma anche per tutto il nostro Paese". Il governatore Ugo Rossi ha esordito così nel suo incontro con gli allievi della Guardia di Finanza di Predazzo. Un appuntamento per certi versi dedicato a "specialisti", ma che si è inserito a pieno titolo fra le iniziative organizzate per la Giornata dell'autonomia, grazie ad un excursus storico che è terminato con la fotografia ai più recenti passaggi che hanno aggiornato i meccanismi finanziari che muovono la "specialità" trentina.

Autonomia: un valore per tutto il nostro Paese
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Accompagnato dal professor Gianfranco Cerea, che successivamente ha offerto un quadro storico del sistema delle autonomie speciali in Italia, il presidente della Provincia è stato accolto dal comandante Stefano Murari prima di parlare a circa 150 finanzieri, per la maggior parte allievi del XVI corso MOVGF (Medaglia d'oro al valore della GdF Attilio Martinetto).

Autonomia dunque come elemento di ricchezza anche per la Repubblica, "che ha avuto come grande merito - ha aggiunto Rossi - quello di aver voluto riconoscere questo anelito, inserendolo nell'ordinamento costituzionale che stava nascendo nel dopoguerra".

"Un'intuizione straordinaria - ha spiegato Ugo Rossi - che ha portato Trento e Bolzano a raggiungere risultati di sviluppo e benessere importanti". Il tutto attraverso il meccanismo delle competenze che anche le Regioni ordinarie possono attivare, attraverso l'articolo 116 terzo comma: "Questa - ha aggiunto Rossi - è la nostra idea di autonomia: chiedere allo Stato di poter esercitare da sé, in un'ottica di unità, solidarietà fra regioni, ma comunque valorizzando ciò che ciascuno sa fare".

Scorrendo rapidamente le pagine della storia, Rossi ha citato il trattato di Saint-Germain, il Ventennio fascista, la grande manifestazione Asar e l'accordo De Gasperi - Gruber. Quindi lo statuto del 1948, le tensioni e la questione sudtirolese, l'opera della Commissione dei 19, il Pacchetto e il secondo Statuto del 1972 che cambia l'assetto assegnando alle due Province autonoma forti competenze. 

Il resto è quasi cronaca, con il percorso della Commissione dei 12 e le norme di attuazione che ne sono scaturite (ben 146 dal 1973 ad oggi).

Tutto questo per gestire (cioè progettare, programmare, realizzare e mantenere in funzione) praticamente tutto ciò che serve ad una comunità per vivere, svilupparsi, garantirsi un futuro. In altri termini, le competenze gestite investono i settori della conoscenza, dell'economia, del welfare, del territorio, delle istituzioni. 

In che modo? Utilizzando i 9 decimi delle tasse pagate sul territorio trentino.

Ma è proprio a questo punto che Rossi ha introdotto il concetto di "Autonomia dinamica": "Poter decidere da sé sul proprio territorio è un bene prezioso, ma va continuamente aggiornato al mutare del quadro giuridico, di contesti più ampi, come pure delle esigenze espresse dalla comunità". 

Nascono da qui il Patto di Milano ed il successivo Patto di garanzia. 

Con il primo, nel 2009, il Trentino ha concorso ai processi di risanamento dei conti pubblici rinunciando a 468 milioni euro ed accollandosi costi di nuove competenze (Università, ammortizzatori sociali, progetti per comuni confinanti) prima a carico dello Stato. Ma il perdurare delle difficoltà dei conti pubblici ed un quadro estremamente incerto scaturito da nuove richieste hanno indotto ad un nuovo patto (detto "di Garanzia") che ha "cristallizzato" il meccanismo del risanamento, impegnando la Provincia a rinunciare a 593 milioni annui, dal 2015 al 2017, cosa che porta ad una riduzione complessiva del 30% del bilancio. 

"Il vantaggio - ha detto Rossi - è che da allora lo Stato non ha più inserito ulteriori richieste di concorso, fissando un limite massimo di aumento di quella cifra. Ma, soprattutto, ora abbiamo più certezza sulle risorse disponibili e quindi, nonostante le difficoltà, siamo in grado di programmare, e di esercitare quelle competenze che ci spettano per statuto".

Un vantaggio importante insomma, anche perché la storia ci dice che forse gli strumenti hanno inciso più delle finanze, portando un Trentino che nel 1948 era estremamente povero a migliorare il reddito pro capite (nel 1950 il PIL pro capite era inferiore del 30 per cento alla media nazionale: 65 anni dopo questo valore supera del 30 per cento la media italiana). "Risultati - ha concluso Ugo Rossi - che si leggono attraverso la cultura dell'autogoverno, un contesto sociale e culturale cioè che appartiene ai cittadini oltre che alla classe dirigente e che mantiene un habitat generalmente sano, permeato da un senso di legalità diffuso, dal rispetto delle regole, dalla sensibilità rivolta ai destini comuni del territorio, dalla propensione al volontariato ed alla solidarietà. Ecco: tutto questo è autonomia".


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